C’è una storia che si dovrà raccontare; è la storia del vocabolo “terroristi”, cioè di coloro che praticano il terrorismo, che per la Treccani è “L’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine”.
La sua ultima evoluzione li identifica con i famosi “clandestini”. Basta leggere quanto ha riferito in queste ore la stampa internazionale: «”Voglio ringraziare il presidente del Salvador per la partnership con gli Stati Uniti che ci consente di portare qui i nostri terroristi”.
Così in un video pubblicato sui suoi canali social il segretario per la Sicurezza degli Stati Uniti Kristi Noem conferma la linea dura del suo governo contro l’immigrazione illegale. Nel video Noem si fa riprendere di fronte a una cella con decine di detenuti all’interno del Centro di Confinamento per il Terrorismo di El Salvador. “Voglio che tutti sappiano che chi viene illegalmente nel nostro paese dovrà affrontare questa conseguenza”».
L’immagine dei detenuti, mezzi nudi, con dei mutandoni bianchi, probabilmente tutto ciò che si è potuto offrir loro per vestirsi, è agghiacciante: sembrano accatastati su letti a castello. Va ricordato che questa amministrazione statunitense si qualifica come impegnata nella difesa dei valori cristiani.
Eppure nell’azione e nell’uso di essa da parte di questa amministrazione l’uomo diventa un vettore di dissuasione, ciò che viene inflitto è uno strumento teso a impaurire, terrorizzare. Lo fanno con un’azione certamente “violenta”, ma formalmente non illegittima, a mio avviso “finalizzata a incutere terrore” e quindi a prevenire nuovi ingressi illegali.
Si può difendere la legalità con questo uso “dissuasivo” di altri esseri umani? Il terrorista come lo conosciamo noi vuole terrorizzare con un attentato dinamitardo, o facendo esplodere un aereo; e certamente lo fa. Il metodo prescelto dalla signora Kristi Noem non determina eccidi, ma chi può asserire che chi entri illegalmente in un Paese abbia questa intenzione? Perché diventa “terrorista” nel linguaggio della signora Kristi Noem?
Si può ritenere che l’immigrazione illegale sia un problema, un grave problema, il problema più grave, e che quindi l’immigrato illegalmente sia il più rilevante nemico di una data amministrazione: ma se chi valica un confine di Stato in modo illegale è terrorista allora non esiste più il terrorista. E se per dissuadere io deve terrorizzare nuovi possibili migranti illegali con immagini umilianti e degradanti, che ledono la dignità della persona umana, sto usando un sistema difficilmente compatibile con la ricerca del rispetto della dignità della persona.
Bin Laden è il perfetto esempio di “terrorista” reale, perseguiva infatti un disegno fondato sulla diffusione della paura, del terrore. Ma chi dei signori che si vedono dietro la signora Kristi Noem aveva un disegno del genere? Forse qualcuno di loro, in linea di ipotesi, può essere finito in qualche rete delinquenziale: ma allora tutti gli altri cittadini statunitensi coinvolti in reti delinquenziali sono analogamente terroristi.
La più geniale intuizione di papa Francesco, quello dell’epoca ospedaliera appena conclusasi, è stata quella di indicarci la nostra priorità politico-culturale d’oggi: “disarmare le parole”.
Dunque è obbligatorio trattenersi e non usare le parole come proiettili, o bombe, mai, neanche contro chi riteniamo il più rilevante nemico d’oggi. La signora Kristi Noem a mio avviso fa esattamente il contrario.
Occorrerebbe chiedere al Centro di Confinamento per il Terrorismo di El Savador le generalità di tutti gli esseri umani che si vedono nel video pubblicato, con la loro compiacenza, dalla signora Kristi Noem e ricostruire la loro storia, prima e dopo l’ingresso negli Stati Uniti. Quando vi sono giunti? Da dove? Dopo quale itinerario? E cosa hanno fatto in quel Paese? Si sa? Hanno commesso reati? Reati di sangue? Atti di terrorismo?
Non so se sia giusto definirci occidentali, ma certo non meritiamo questa deriva.
globalist.it/world/2025/03/27/luso-distorto-della-parola-terrorista-per-criminalizzare-i-migranti-kristi-noem-e-la-deriva-delloccidente/